Copertina del libro - parte 3

29.03.2022

Se intorno alla metà dell'Ottocento la funzione protettiva delle copertine in cartoncino rivestito, della carta da libri e delle sovracopertine era già chiara, non fu così per la loro funzione pubblica e pubblicitaria. L'idea che attraverso l'immagine si potesse attirare l'attenzione non era ancora condivisa. Inoltre, non tutti sapevano neppure che le copertine potessero essere usate per dare informazioni sul contenuto. In una lettera del 1876 al suo editore, Lewis Carrol si raccomanda, per esempio, di stampare il titolo sul suo libro "La caccia allo snark" anche sulla costa in modo da mantenerlo più pulito e vendibile e da renderlo riconoscibile sugli scaffali.

Le innovazioni della stampa consentirono all'editoria di assorbire la rilegatoria originale, che cercò di sopravvivere imboccando due strade opposte: da una parte si rifugiò nel privato riducendosi, come oggi, a rilegare tesi di laurea e atti giudiziari, dall'altra tentò di farsi arte, producendo copertine che mettevano in secondo piano il testo.

I libri più preziosi, o quelli che pretendevano di esserlo, cominciarono a essere venduti già rilegati con decorazioni floreali geometriche e colorati e il titolo e i fregi impressi sul cuoio, come fece Walt Whitman quando si autopubblicò "Foglie d'erba".

Nella seconda metà dell'Ottocento gli editori scoprirono per mille strade che lo spazio vuoto intorno al libro, l'involucro che custodiva e proteggeva il testo, poteva essere utilizzato per presentare il contenuto e attrarre clienti.

Ci si concentrò su titoli e frasi a effetto, e ci si rivolse a pittori e illustratori. Le prime copertine moderne sono considerate quelle di The Yellow Book, un trimestrale inglese uscito nel 1894, che ingaggiò artisti famosi come Aubrey Beardsley, che due anni più tardi avrebbe illustrato "Salomè" di Oscar Wilde.

Un altro caso di collaborazione tra pittura e letteratura è la satira antitedesca "Babylone d'Allemagne di Victor Joze, pubblicata in Francia nel 1899, la cui copertina è un disegno.

Fu invece Joseph Dent, un editore, ad avere tra i primi l'idea di usare esternamente i testi di copertina. Il primo timido esempio italiano di copertina risale al 1870: la brossura azzurra di "Storia di una capinera" di Giovanni Verga ha una cornice, una piccola incisione centrale di una capinera, un uccello, su un albero, oltre al titolo, autore e editore.

L'invenzione delle copertine fu determinata da un doppio movimento tecnologico e sociale: il formarsi di un pubblico di lettori di massa obbligò gli editori a inventarsi tecniche sempre più economiche e potenti per stampare, e l'aumento dei libri a prezzi contenuti contribuì a formare quel pubblico.

Un banco di prova fondamentale per le copertine, infatti, furono, i primi tascabili, i libri a basso prezzo e altre tirature stampati su carta economica.

Nel complesso quello a cui si assiste nel corso dell'Ottocento è un assedio ai testi da parte delle immagini.