Copertina del libro - parte 4

29.03.2022

Dalla prima guerra mondiale in poi l'oggetto-libro, iniziò ad essere concepito in sé indipendentemente dal testo. È uno scarto fondamentale, uno slittamento di enfasi che dal contenuto si sposta al contenitore.

Dagli anni venti, ovunque l'editoria chiamò in soccorso l'immagine: artisti, illustratori, grafici.

Il testo, nudo, non sembrava abbastanza. Occorreva rivestirlo e agghindarlo. La copertina da protezione diventò copertura. Perché la copertina copre, appunto, mostra e nasconde.

Si presenta come la faccia del libro, ma ne è contemporaneamente la maschera.

Le copertine finirono così per essere una manifestazione della pretesa dell'immagine di raffigurare ed esaurire la realtà, abbracciando e assediando letteralmente le parole scritte.

La funzione delle copertine cambiava e si precisava.

Non si trattava più di proteggere e rendere più bello un libro, ma di usare l'immagine per indirizzarlo verso il pubblico pensato dall'editore, a costo di comprimere il testo in un genere, appiccicandoci sopra figure e grafiche che si presumevano più familiari al lettore cercato, al lettore immaginato.

Lo stesso libro venne rivestito di copertine diverse a seconda dei paesi di pubblicazione, e impacchettato da capo seguendo il gusto dei tempi.

E chiunque abbia avuto la fortuna di vedere un proprio libro tradotto all'estero ha sperimentato lo spaesamento che provoca il fatto che lo stesso testo possa essere avvolto da immagini così diverse da trasformare il testo stesso.

Inventare il libro avvolgendolo in un'immagine e grafica unica comporta grandi rischi: perché sbagliare copertina significa non raggiungere il lettore e mancare la forma significa, di fatto, buttare via il contenuto.