La copertina del libro - parte 1

26.03.2022

In principio, almeno per tre secoli, i libri erano nudi, senza copertina.

Venivano acquistati in fascicoli già ripiegati e composti, e rilegati in seguito da chi li comprava a seconda della disponibilità, gusti e rilegature già presenti nella sua libreria privata.

Editoria e legatoria erano due attività distinte.

Le copertine più economiche erano in pergamena, a volte incollata su cartone per rinforzo, le più costose in pelli pregiate, a volte con impressioni in oro.

Ma le indicazioni su titolo e autore in facciata o in costa erano rare perché i libri allora erano pochi e preziosi, e chi leggeva sapeva riconoscerli al volo. La mancanza di immagini in copertina, quando esistevano le illustrazioni, cioè raramente, comparivano soltanto all'interno dei libri, con un ruolo del tutto secondario rispetto al testo, è la ragione banale per cui fino al Novecento non si è formato una memoria visiva dei libri, nemmeno di quelli più letti e famosi, come l'Orlando furioso o il Don Chisciotte.

L'oggetto che oggi definiamo libro è il risultato di trasformazioni della tecnologia e della società, sempre intrecciate tra loro.

L'attuale prevalenza dell'immagine è il risultato di un processo secolare che dal contenuto si è spostato alla forma, alla scatola, al packaging, al logo.

L'invenzione delle copertine è il frutto dell'editoria industriale: quando il pubblico si allargò, i libri cominciarono a essere stampati in migliaia di copie e nacque l'esigenza di differenziarli e di attirare lo sguardo del pubblico. Le cose incominciarono a cambiare nel settecento, quando nelle grandi città si formò un pubblico di lettori più vasto di quello delle corti, la famosa borghesia, le tecniche di stampa migliorarono, le tirature salirono e nacquero le prime librerie con i libri a vista.